Pagamento in contanti: ecco perché costa di più alle imprese

Pagamento in contanti: quanto costa alle aziende? Risultano più convenienti i pagamenti digitali

I pagamenti digitali continuano a rivoluzionare il sistema economico. Tuttavia, nonostante il rapido sviluppo, sono ancora molte le realtà aziendali che prediligono il pagamento in contanti. La maggior parte dei commercianti crede – erroneamente – che il denaro contante risulti più conveniente in termini di commissioni rispetto ai pagamenti digitali.

Nel documento “Cashless Society Rapporto 2018”, stilato dalla società The European House Ambrosetti in collaborazione con la Community Cashless Society, viene presentata una classifica dei peggiori paesi in ambito gestione di pagamenti digitali e FinTech. La ricerca pone l’Italia al trentesimo posto, evidenziando come il nostro Paese sia ancora fortemente legato al pagamento in contanti.

Lo sviluppo particolarmente lento dei sistemi di pagamento digital non è dovuto esclusivamente alle preferenze dei consumatori: è causato in gran parte dalle scelte di aziende e attività commerciali. Per quale motivo? Numerose realtà aziendali hanno la convinzione che il denaro contante, non avendo commissioni al momento della transazione, possa risultare più conveniente rispetto ai pagamenti con carta. Non è così!

Infatti, il pagamento in contanti comporta costi particolarmente elevati per le aziende, soprattutto per le piccole e medie imprese. La gestione del contante implica spese dirette e indirette che, pur non comparendo su scontrini e fatture, incidono in modo significativo sui ricavi aziendali. I costi dei pagamenti cash arrivano spesso a superare anche le spese legate all’accettazione dei pagamenti con carta. Partendo da questo presupposto, è chiaro che ogni attività commerciale dovrebbe distaccarsi dal denaro contante e munirsi di strumenti in grado di accettare i moderni pagamenti digitali incentivando i propri clienti a farne uso.

Scopriamo insieme quali sono i costi dei pagamenti in contanti per le aziende e perché le transazioni digitali risultano più convenienti.

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Pagamento in contanti: quanto costano alle imprese?

La maggior parte delle attività commerciali pensa che il pagamento in contanti non abbia particolari costi. Incassare banconote e monete, infatti, non presenta costi di commissione. Al contrario, accettare un pagamento con carta ha dei costi fissi mensili che vengono applicati ad ogni transazione. Ma, diversamente da quanto sostenuto dall’opinione comune, accettare pagamenti in contanti implica una spesa molto elevata per le imprese. Infatti, secondo il Report “Cashless Cities” di Roubini ThoughtLab, il calcolo complessivo dei costi relativi alla gestione del denaro contante è del 2% sul ricavo mensile aziendale. Tale percentuale include tutti i costi riguardanti:

  1. Operazioni bancarie, quali prelievi allo sportello, versamenti e bonifici in filiale;
  2. Investimenti in sistemi di sicurezza per evitare furti e rapine in negozio;
  3. Investimenti in apparecchiature in grado di controllare la veridicità di banconote e monete.

Questa percentuale risulta più alta rispetto ai costi necessari per accettare pagamenti con carta, wallet o smartphone. In particolare, i pagamenti con carta implicano i seguenti costi per le aziende:

  • Pagamento con carta di credito: 1.95% sul ricavo mensile aziendale, -0.5% rispetto alla spesa per il denaro contante;
  • Pagamento con carta di debito: 1.07% sul ricavo mensile aziendale, -0.9% rispetto alla spesa per i contanti.

Il Rapporto 2018 della Community Cashless Society afferma che, abbattendo i costi legati alla gestione dei pagamenti in contanti, le imprese potrebbero risparmiare in media $6.000 per ogni milione di ricavo aziendale.

 

Pagamento cash: perché costa di più alle aziende?

Se accettare i pagamenti digitali richiede spese fisse quali commissioni e acquisto di un terminale di pagamento POS, anche i pagamenti in contanti sono caratterizzati da costi diretti e indiretti a carico dell’azienda.

Scopriamo quali sono le spese legate alla gestione del denaro contante e quali sono i motivi per cui un’azienda dovrebbe prediligere i pagamenti digitali:

  1. Investimenti in sistemi di sicurezza per evitare furti e rapine

Nel documento “Rapporto 2018” di Confcommercio risulta evidente la tendenza di imprenditori e imprese a investire le proprie risorse economiche in sistemi di sicurezza sempre più all’avanguardia. L’80% degli esercenti, infatti, decide di prendere misure di sicurezza avanzate per le proprie attività. Lo scopo dei sistemi di sicurezza è proteggere i ricavi aziendali presenti in negozio. Ne deriva che gli investimenti contro furti e rapine siano direttamente proporzionali all’utilizzo di pagamenti in contanti. Le risorse impiegate per prevenire furti e rapine incidono notevolmente sul fatturato dell’azienda con un costo del 4% del ricavo mensile aziendale. La connessione tra furti e denaro contante è evidente:

  • Nelle città in cui i pagamenti in contanti risultano ancora predominanti, quali capitali asiatiche o del Sud America, la media di denunce relative a crimini legati al furto di denaro è di circa 200.000;
  • Nelle città propense verso lo sviluppo dei pagamenti digitali, in particolare negli USA e nel Nord Europa, la media di denunce relative a crimini legati al furto di contanti è di circa 60.0000.
  1. Rischio di contraffazione del denaro contante

Nell’anno 2018 la Banca Europea ha sequestrato dal mercato più di 300.00 banconote false. Il denaro è stato ritirato dalle mani di consumatori privati, ma soprattutto dalle casse di commercianti e attività. I pagamenti in contanti, infatti, al contrario di quelli digitali, implicano il rischio per un’azienda di ricevere banconote e monete contraffatte. Accettare queste banconote recherebbe un danno irreparabile all’azienda in quanto non è previsto alcun rimborso in caso di ritiro. Se da una parte il controllo alle casse risulta necessario, dall’altra potrebbe rallentare notevolmente il processo di pagamento. Infine, distribuire denaro contante contraffatto (anche in modo inconsapevole) è un reato che prevede pene pecuniarie e penali significative. Accettare pagamenti in contanti sottopone l’attività a tutti questi rischi.

  1. Limiti e commissioni su prelievi e pagamenti in contanti

Anche il Governo si muove in direzione digital promulgando normative e decreti che pongono forti limitazioni per le aziende alle operazioni di pagamento con denaro contante. Le nuove norme anti-riciclaggio, infatti, vietano il pagamento cash degli stipendi e limitano quello dei fornitori ponendo un tetto massimo di 3.000 Euro. Inoltre, le operazioni gratuite allo sportello per le aziende vengono delimitate con una cifra massima di 1.000 Euro per prelievi giornalieri e di 5.000 Euro per quelli mensili. Tutte le operazioni in eccedenza subiranno l’applicazione di commissioni aggiuntive, ma soprattutto daranno il via libera ai controlli dell’Agenzia delle Entrate. In questo caso l’Ente si occuperà di valutare le motivazioni dei prelievi aggiuntivi: nel caso in cui vengano valutate non sufficientemente convincenti, l’azienda potrà subire sanzioni da 3.000 a 50.000 Euro. Anche in questo caso è evidente che accettare pagamenti in contanti comporti particolare bisogno di svolgere operazioni allo sportello. Di conseguenza queste realtà aziendali saranno maggiormente soggette a controlli, limitazioni e potenziali sanzioni.

  1. Perdite di tempo dovute ai pagamenti in contanti

I pagamenti in contanti implicano per le aziende perdite di tempo notevoli. In primo luogo il conteggio di banconote e monete per la quadratura del bilancio giornaliero è un’operazione che richiede tempo e attenzione. Inoltre, anche il deposito dei contanti sul conto bancario è un’attività che implica dispendio di tempo e deve essere svolta in condizioni di assoluta sicurezza. Infine, l’azione stessa del pagamento in contanti alla cassa comporta un dispendio di tempo maggiore rispetto a quello richiesto per ultimare una transazione con carta, wallet o smartphone.

 

Pagamento in contanti: quanto costa per i consumatori?

I pagamenti cash hanno un costo notevole anche per i consumatori (seppur non particolarmente evidente). Infatti, un consumatore spende in media $10 al mese in commissioni legate all’uso del denaro contante. Una cifra che risulta maggiore di molte commissioni applicate a carte di credito o di debito. Le operazioni che comportano maggiori spese per i consumatori sono prelievi allo sportello e bonifici in filiale.

Il pagamento in contanti non implica solo perdite economiche. Infatti, pagare bollette e imposte in contanti richiede un dispendio di tempo notevole. Esistono metodi economici e semplici che consentono di pagare bollettini e tributi con mezzi digitali in pochi secondi. Anche in questo caso i pagamenti digitali si rivelano la soluzione ideale.

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2019-07-31T16:08:32+02:00 31 Luglio 2019|Fai quadrare i conti|